Manfria, dove il Bronzo Antico affiora ancora dalla terra
Le collinette di contrada Manfria nascondono villaggi castellucciani, necropoli paleocristiane e una torre costiera del Seicento. Patrimonio quasi invisibile, ancora da valorizzare.
di Redazione Manfria Attiva

A circa dieci chilometri a ovest di Gela, le collinette di contrada Manfria custodiscono qualcosa di raro. Sotto la macchia e la roccia calcarea, ci sono i resti di villaggi che risalgono all'Età del Bronzo Antico.

Gli scavi condotti in zona hanno portato alla luce un intero insediamento dell'età castellucciana. Era distribuito su circa tremila metri quadri. Comprendeva nove capanne a pianta quasi ellittica, forni scavati nel terreno argilloso e diversi focolari. Gli studiosi stimano che vi abitassero non più di cinquanta persone. Secondo gelabeniculturali.it, è il primo caso in tutta la Sicilia in cui si è ricostruito l'impianto originario completo di un villaggio protostorico.
Le pareti rocciose delle stesse collinette conservano tombe a forno della prima Età del Bronzo. Le aperture erano chiuse, dopo la sepoltura, da chiusini in pietra. Molti portano scolpiti motivi ornamentali ancora oggi leggibili.
Non finisce qui. Nella zona collinare che scende verso Piano Marina, nell'area della famiglia Insinga, esistono anche i resti di una necropoli paleocristiana. Le tombe sono rettangolari, ricavate nella roccia calcarea, in origine chiuse da lastre di pietra. Nelle contrade Monumenti, Stallone e Mangiova sono stati individuati insediamenti di epoca romana imperiale, tardo-romana e bizantina.

A quindici chilometri da Gela, ancora in territorio di Manfria, si erge la Torre di Manfria. La costruzione fu ripresa e completata nel 1615 per volere del Vicerè Pedro Tellez-Giron, su progetto dell'architetto fiorentino Camillo Camilliani. Era una delle trentasette torri costiere più importanti di Sicilia. I suoi torrari comunicavano con specchi, fuochi e cannoni verso Falconara a ovest e verso Camarana a est. In un'ora, il segnale poteva raggiungere i porti dove attendevano le flotte da guerra.
Oggi la torre è in cattivo stato. Un intervento di restauro parziale non ha risolto i problemi strutturali. Le aree archeologiche circostanti sono per lo più private, non recintate e prive di pannelli didascalici.
Non risultano scavi o nuove scoperte a Manfria nel 2025 o 2026. Il patrimonio documentato resta però notevole. E in gran parte ancora da valorizzare. Chi volesse approfondire può consultare il sito della Soprintendenza di Caltanissetta o il database gelabeniculturali.it.